Pixel
I Pixel sono concepiti per essere osservati prima da lontano. A distanza l’immagine appare riconoscibile, quasi come un normale ritratto, mentre solo avvicinandosi si rivela per quello che è, una costruzione fatta di tanti piccoli quadrati colorati a mano.
Mi interessava usare il linguaggio della pixel art non come semplice effetto visivo, ma per mostrare quanto poco basti alla mente per riconoscere un volto. Il cervello non ha bisogno di tutti i dettagli per capire chi ha davanti, perché completa le informazioni disponibili e trasforma pochi elementi essenziali in una figura riconoscibile.
Per questo ho scelto soggetti molto noti, figure entrate nell’immaginario comune. Il meccanismo funziona con più forza quando il volto appartiene già alla memoria collettiva.
Per realizzare questi ritratti parto da un’immagine digitale ridotta ai suoi elementi essenziali, poi traccio una griglia sul foglio e ricostruisco ogni quadrato con le matite, cercando di tradurre la varietà cromatica dello schermo con un numero limitato di colori.
In questa serie mi piace giocare con la percezione dell’osservatore, che è invitato ad avvicinarsi e allontanarsi dall’opera. Da lontano il volto sembra completo, mentre da vicino diventa evidente che una parte dell’immagine non è sul foglio, ma nella mente di chi la guarda.









