Calligrammi
Nei Calligrammi volevo che il volto prendesse forma attraverso parole leggibili. I testi non decorano il ritratto, ma ne costruiscono lineamenti, contorni e ombre, diventando parte essenziale dell’immagine.
L’idea nasce dal rapporto tra un autore e l’immagine pubblica che si costruisce intorno a lui. Nel caso di un cantante, di un poeta o di un gruppo musicale, le parole alimentano un rapporto parasociale: molte persone si identificano in quei testi e finiscono per percepire come familiare qualcuno che in realtà non conoscono.
La scelta dei testi è una parte fondamentale del lavoro. Inserisco versi conosciuti, versi importanti per me e parole che immagino possano restituire qualcosa della figura dietro l’icona. Ogni ritratto diventa così una sintesi tra immagine pubblica, lettura personale e distanza dalla persona reale.
Mi interessa molto anche il modo in cui l’osservatore può cercare un verso, seguirlo sul volto e ricostruire una frase che la memoria ha già completato.
Con i calligrammi cerco di rappresentare una figura pubblica, vicina e riconoscibile, ma inevitabilmente diversa dalla persona reale.



















